Controllare il risultato.
Anticipare i problemi.
Trovare le parole giuste.
Prevedere le reazioni degli altri.
Non lasciare troppo spazio all'incertezza.
Da fuori poteva sembrare determinazione.
E in parte lo era.
Ma sotto quella determinazione viveva qualcosa
che avrei riconosciuto soltanto molto più tardi:
la paura che, se avessi mollato la presa,
qualcosa sarebbe andato storto.
Il momento in cui qualcosa si è rotto
Ricordo un periodo in cui stavo facendo
esattamente ciò che molti di noi fanno
quando qualcosa conta davvero:
cercavo di far funzionare tutto.
Più sentivo che una situazione mi stava sfuggendo,
più cercavo di sistemarla.
Più una persona si allontanava,
più cercavo le parole giuste per riportarla vicino.
Più il risultato sembrava incerto,
più aumentavo lo sforzo.
Eppure accadeva una cosa paradossale.
Più provavo a tenere insieme le cose,
più sembravano scivolarmi dalle mani.
Fu lì che mi accorsi di qualcosa
che mi fece male ammettere:
non stavo guidando quella situazione.
La stavo inseguendo.
E molte delle decisioni che avevo chiamato
forza, responsabilità o determinazione
erano in realtà tentativi molto raffinati
di non sentire la paura di perdere.
Restare quando non avevo una risposta immediata.
Restare dentro una conversazione difficile
senza volerla vincere.
Restare davanti a un desiderio
senza trasformarlo in bisogno.
E soprattutto restare fedele a ciò che sentivo,
anche quando non potevo controllare
ciò che sarebbe accaduto dopo.
È da quella frattura che, molto tempo dopo,
avrebbe preso forma La Via.